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Simbologia dei numeri

Simbologia dei numeri

I numeri non furono gettati a caso nell’universo; essi si disposero secondo un piano preordinato, come le formazioni cristalline e le consonanze della scala musicale, in perfetto accordo con le leggi dell’armonia.
( A. Koestler)

Secondo Pitagora i numeri sono la chiave d’accesso per la comprensione delle leggi armoniche dell’universo; ogni forma è esprimibile numericamente (tutto è numero) e i numeri stessi sono archetipi divini nascosti nel mondo ma evidenziabili attraverso una correlazione con le leggi che regolano il cosmo.

Costatando che la periodicità dei cicli cosmici era riconducibile ad unità numeriche, nacque la convinzione che i numeri non fossero solo un’unità di misura, ma veri principi dell’ordinamento cosmico, tracce di potenze soprannaturali quindi simboli della divinità.

I numeri non possono essere intesi solo come strumenti utili all’uomo per regolare l’ambiente che lo circonda, essi sono autentici simboli dell’assoluto che lasciano trasparire, a chi è in grado di coglierla, l’armonia della sfera sovraumana.

Sulla base di tali premesse i numeri sacri sono il simbolo delle qualità religiose. In primo luogo il Dio creatore inteso come “uno” che si manifesta nella dualità e da cui nasce la “trinità” (ogni trinità è perfetta).
Tutte le cose buone sono sempre tre; le tre prove degli eroi delle favole, l’integrazione della dualità nell’immagine della triade “padre-madre-figlio/a”.

Il numero quattro non è soltanto il raddoppiamento della dualità, infatti, possiede la capacità di rendere pari. Nel dogma dell’ascensione in cielo del corpo di Maria, Jung vide l’aspirazione a ricondurre alla completezza e alla regolarità del quadrato, mediante l’adozione dell’elemento femminile, la pienezza armonica della Trinità, originariamente maschile.

Il numero quattro simbolicamente esprime la “croce dei fili” che  costituiscono la nostra comprensione.  Il numero degli elementi non è solo il numero quattro, esiste, infatti, anche il “centro”, e dunque il legame con il numero cinque che si manifesta nel pentagramma. La croce, che comprende l’incrocio tra due bracci, significa spesso la quintessenza.

Il numero sei trova la sua espressione simbolica nell’esagramma, il sigillo di Salomone.

Il numero sette ha molte valenze simboliche, mentre l’otto non ha mai avuto grande considerazione acquisendo importanza solo nell’ambito dell’interpretazione del Nuovo Testamento.
Il Buddhismo parla degli “otto sentieri”, otto dei della fortuna.

Il fondamento del numero nove è il tre e indica il coro degli angeli e le nove sfere della cosmogonia medioevale.

Il numero dieci è il simbolo della pienezza e della perfezione, i dieci comandamenti, l’accostamento di 1 e 0. Le dieci sephirot (emanazioni divine) della Kabala sono anche raffigurate come un albero che ha le radici nel cielo e la chioma piantata in terra e corrisponderebbe ai dieci nomi segreti di Dio:
Eheie, Jah, El, Elohim, Eloi gibor, Eloah, JHWH Sabaoth, Eloim Sabaoth, Shaddai e Adonai.

Alcuni numeri simbolici che seguono il dieci indicano per lo più sfortuna, come l’undici “la dozzina del diavolo”.

Il dodici, le stelle dello zodiaco, è il fondamento dell’antico sistema numerico babilonese, e numero anche delle tribù di Israele e degli Apostoli.

Dal V secolo a.C. sono dodici anche le divinità greche dell’Olimpo: Zeus, Era, Poseidone, Demetra, Apollo, Artemide, Ares, Afrodite, Hermes, Atena, Efesto ed Estia. quest’ultima era spesso sostituita da Dionisio-Bacco.

Il tredici è di solito il numero della sfortuna; Esiodo consigliava ai contadini di non iniziare la semina il tredici del mese. Nell’anno bisestile babilonese c’era anche un mese bisestile, il tredicesimo, rappresentato da un corvo.
Il covo delle dodici streghe avrebbe avuto il diavolo come tredicesimo ospite.

Il ventiquattro è il numero delle ore del giorno e dei saggi dell’Apocalisse di Giovanni.

Nella Kabala il ventisei è la somma che costituiva il tetragrammaton: JHWH = 10,5,6,5= 26.

Trentatré sono gli anni di Cristo, dei canti della Divina Commedia e dei boccioli della “Scala Mistica” bizantina.

Il quaranta è il numero della prova, del digiuno e dell’allontanamento: la puerpera, secondo le indicazioni bibliche, doveva essere tenuta in isolamento per quaranta giorni. Nell’antica Grecia il pasto funebre doveva essere consumato quaranta giorni dopo la morte della persona. Durò quaranta giorni e quaranta notti il Diluvio Universale e altrettanto l’attesa di Mosè sul monte Sinai quando ricevette i comandamenti.

Quarant’anni durò l’errare degli Ebrei nel deserto, quaranta giorni la predicazione di Gesù dopo il battesimo e tanto dura il periodo quaresimale.
Nell’Antico Testamento cinquanta era il numero del settimo anno sabbatico (o giubileo), nel quale si doveva liberare gli schiavi, rimettere i peccati e restituire i terreni pignorati ai primi proprietari.

Nell’anno liturgico la Pentecoste viene celebrata il cinquantesimo giorno dopo Pasqua.

Altri numeri simbolici sono in relazione con le misure astronomiche, come le periodicità del calendario: duecentosessanta giorni durava l’anno di culto degli Aztechi, tonalpohalli, e quello dei Maya, Tzalkin; gli stessi rapporti numerici si ripetevano ogni cinquantadue anni, con il calcolo dell’anno solare in 365 giorni, secondo un periodo di tempo chiamato xiuhmolplli e precisamente dopo settantatré cicli di 260 anni e dopo cinquantadue di 356.

Nell’antica Cina il numero diecimila era simbolo dell’”incalcolabile”: all’imperatore si augurava di vivere “diecimila anni”.

Anche la svastica, intorno al 700 d.C., era considerata un numero che esprimeva l’infinito, simile all’otto coricato della tradizione occidentale.

L’antica filosofia neoplatonica e le dottrine esoteriche giudaiche medievali, studiarono a fondo la simbologia numerica, poiché l’alfabeto greco, come quello ebraico, ha una relazione diretta con i valori numerici.

Secondo il monaco medioevale Rabano Mauro le Sacre Scritture contengono molti segreti nascosti sotto forma di numeri, che dovevano restare misteriosi per coloro i quali ignoravano il significato dei numeri.

I numeri sacri, sono la base che rende possibile la comprensione dei principi della creazione e che, fin dalle origini, costituirono uno dei saperi esoterici delle scuole sacerdotali.

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