Magia e religione

Magia e religione

Nelle religioni monoteiste la magia è stata usata per rendere evidente la negatività del paganesimo, anche se molti rituali ebraico-cristiani assorbirono molti elementi del paganesimo.

Sono state numerose le prese di posizione contro la magia e la stregoneria nella tradizione biblica e questo ha influenzato anche l’atteggiamento del cristianesimo.

Secondo l’Enciclopedia cattolica la magia “si distingue dalla divinazione solo per il fatto che in quest’ultima l’effetto misterioso sta nell’ambito della conoscenza di cose occulte; nella magia, invece, nell’ambito di produzioni di cose insolite”.

“Nella magia naturale, a causa dell’ignoranza delle scienze naturali, si usano mezzi insufficienti ritenendoli capaci di possedere virtù in grado di produrre determinati effetti”.

Nell’Antico e nel Nuovo Testamento si trovano numerose testimonianze sull’atteggiamento repressivo nei confronti della magia.

Nella Genesi è descritta la rottura con la tradizione politeista e pagana; è l’inizio di una nuova era religiosa che passa attraverso una purificazione destinata a cancellare il passato, basato su pratiche magiche, amuleti e superstizioni.

Nel Levitico è indicata la posizione che il sacerdote deve tenere nei confronti della magia:
“Se uno si volgerà agli spettri e agli indovini, prostituendosi dietro di essi, io mi rivolgerò contro quest’uomo e lo eliminerò di mezzo al suo popolo”. (Lv 20,6).

l Deuteronomio aggiunge:
“Non si troverà presso di te chi faccia passare il proprio figlio o figlia per il fuoco, chi pratichi la divinazione, il sortilegio, l’augurio, la magia, chi pratichi incantesimi, chi consulti gli spettri o un indovino, chi interroghi i morti”. (Dt 18,10-11).

In genere, furono sortilegi e incantesimi a essere puniti, poiché frutto della “scienza arrogante”.

Anche i profeti si schierarono contro la magia, nell’Esodo s’impone:
“Non lascerai vivere colei che pratica la magia”. (Es 22,17).

Nel Levitico è sottolineato con ancor più forza:
“Un uomo o una donna fra voi che sia negromante o indovino sia messo a morte; li lapiderete. Il loro sangue ricada su di loro” (Lv 20,27).

Nel Talmud è ulteriormente chiarito:
“La maggior parte delle donne sono familiari con la stregoneria” (Talmud, 67 a.).

Le Sacre Scritture pongono in evidenza la sconfitta dei maghi da parte della religione, che ne minarono il millenario potere.

Una delle testimonianze è nella vittoria del profeta Daniele sui veggenti, incapaci di decifrare i sogni di Nabucodonosor.

Negli Atti degli Apostoli è evidenziata un’altra sconfitta della magia:
“Paolo e Barnaba trovarono un mago, un pseudoprofeta giudeo, di nome Bar-Iesus, che stava col proconsole Sergio Paolo. Costui fece chiamare Barnaba e Saulo, perché desiderava ascoltare la parola di Dio.

Elimas, il mago (questo è il significato del suo nome) si opponeva cercando di distogliere il proconsole dalla fede. Allora Saulo, detto anche Paolo, pieno di Spirito Santo, fissandolo in volto disse;
“Uomo ricolmo di ogni inganno e di ogni malizia, figlio del diavolo, nemico di ogni giustizia, quando finirai di distorcere le vie rette del Signore? E ora, ecco, la mano del Signore è su di te; resterai cieco e per un certo tempo non potrai vedere la luce del sole”. (At 13,6-11).

Nell’Apocalisse abbiamo una chiara e netta posizione nei confronti di quanti praticavano la magia; maghi e idolatri sono considerati allo stesso livello degli assassini e dei depravati, per i quali ci sarà la pena “dello stagno di fuoco, quello che brucia con fuoco e zolfo”. (Ap 21,8).

La stessa pena era comminata a chi, anche senza spacciarsi per profeta, tentava di fare proseliti per culti politeistici e idolatrici.
“Quanto a quel profeta o quel sognatore, egli dovrà essere messo a morte perché ha proposto l’apostasia del Signore, dal vostro Dio”. (Dt13,2-3).

Nei primi secoli del cristianesimo l’opposizione al mondo pagano spingeva la Chiesa ad assumere un atteggiamento nettamente ostile nei confronti di tutto ciò che era a esso legato, la successiva conquista del mondo cosiddetto “barbarico” determinava processi d’inculturazione del cristianesimo al suo interno, con la conseguente assimilazione di pratiche rituali e di modelli di comportamento chiaramente improntati a concezioni magico-superstiziose.

Il rapporto tra fede e sacro, mai completamente chiarito, propone un carattere complesso dell’esperienza soprannaturale; ma, soprattutto, il confine tra religione e superstizione non sempre è nitidamente tracciato.

La magia offre una lettura del sacro che si legittima nell’azione-reazione proponendo di affacciarsi alla realtà con un continuo atteggiamento rituale, conseguente alla certezza che sia possibile attivare un rapporto pratico per controllare le forze oscure nel mondo.

Il monoteismo, con la sua visione a carattere evolutivo, basata sul principio della salvezza, si contrappone alla visione ciclica del paganesimo, perdendo così ogni contatto con le divinità pagane, con i culti stagionali di fecondità e con la simbologia della natura.

L’unione con la natura e la sacralità dei riti è una caratteristica antropologica dello spirito umano e non può essere regolata da parametri della religione o sottoposta a qualsiasi controllo teologico.

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